Quando si parla di picchiaduro a incontri, il pensiero corre veloce a Street Fighter o a Mortal Kombat. Ma chi è cresciuto negli anni '90 sa che esiste un'altra serie che ha definito un'epoca: Fatal Fury.
Sviluppata da SNK nel 1991, questa saga ha portato nel mondo arcade non solo scontri spettacolari, ma anche una trama viva, personaggi memorabili e meccaniche di gioco innovative.

Tutto comincia a South Town, città immaginaria corrosa dal crimine, dove i fratelli Terry e Andy Bogard cercano vendetta contro Geese Howard, responsabile della morte del loro padre. Già dal primo capitolo, Fatal Fury si distingue per l'accento narrativo: i combattimenti sono tappe di una storia di redenzione e sacrificio.
Con i successivi capitoli — Fatal Fury 2, Special, Fatal Fury 3 e i vari Real Bout — SNK affina il gameplay introducendo il sistema di piani multipli e ampliando il roster con icone come Mai Shiranui, Joe Higashi e Kim Kaphwan.
La serie cresce insieme al mito del Neo Geo, diventando una colonna portante dei giochi arcade degli anni '90.

Garou: Mark of the Wolves – il ruggito che non si dimentica
Alla fine degli anni '90, con l'industria del picchiaduro in rapida evoluzione, SNK decide di rinnovare la serie. Garou: Mark of the Wolves, pubblicato nel 1999 su Neo Geo, è più di un nuovo capitolo: è un vero e proprio soft reboot.
Ambientato molti anni dopo la caduta di Geese Howard, Garou ci presenta una South Town diversa: più cinica, più matura.
Il protagonista questa volta è Rock Howard, figlio di Geese e allievo di Terry. Un ragazzo combattuto tra eredità oscura e valori di giustizia, che porta nel gameplay un mix perfetto di tecniche apprese da entrambi i suoi "padri".

Gameplay raffinato, essenziale, perfetto
Garou: Mark of the Wolves elimina il sistema dei piani multipli, optando per un combattimento a singolo asse: immediato, preciso e moderno.
Introduce il T.O.P. System (Tactical Offensive Position), che permette al giocatore di scegliere una porzione della barra vita in cui infliggere più danni e rigenerare salute.
Il ritmo degli scontri è rapido ma mai caotico: l'attenzione si sposta sulla gestione degli spazi, sulla precisione e sulla capacità di leggere l'avversario.
Ogni personaggio è caratterizzato da uno stile di lotta unico, dal wrestling cispettacolare di Griffon Mask al kung fu elegante di Hotaru Futaba.
Una direzione artistica senza tempo
A livello visivo, Garou raggiunge uno dei vertici della pixel art 2D.
Le animazioni sono fluidissime, i fondali raccontano storie silenziose e ogni sprite è disegnato con una cura maniacale.
La decisione di introdurre quasi esclusivamente personaggi nuovi (con Terry come unico ritorno) dona a Garou un'identità forte e autonoma rispetto ai precedenti Fatal Fury.
La colonna sonora, composta dallo SNK Sound Team, alterna brani jazz, elettronici e rock, creando un'atmosfera decadente perfettamente in linea con il tono malinconico della nuova South Town.

Garou su Dreamcast: piccole differenze che fanno la storia
Dopo l'uscita arcade e Neo Geo, nel 2001 Garou: Mark of the Wolves arriva su Dreamcast con alcune migliorie interessanti.
La versione Dreamcast presenta caricamenti praticamente assenti, una modalità allenamento finalmente integrata e una gestione più equilibrata di hitbox e danni, pensata per un'esperienza casalinga più accessibile.
Inoltre, era possibile utilizzare il VMU per sbloccare contenuti extra, rendendo ancora più completa l'esperienza su console Sega.
Anche dal punto di vista grafico, la versione Dreamcast offre piccoli affinamenti: pulizia delle transizioni, perfezionamento dei fondali, mantenendo però intatta l'anima originale.
La soundtrack: tra sogno e battaglia
La colonna sonora di Garou: Mark of the Wolves è un gioiello nascosto.
Ogni stage possiede un'identità musicale precisa: jazz nelle strade, elettronica nei sobborghi industriali, rock nei bassifondi.
L'ampiezza stilistica dello SNK Sound Team regala profondità emotiva a ogni incontro.
Un dettaglio poco noto riguarda un pezzo presente nella versione Dreamcast: il remix di "Children" di Robert Miles.
Questo brano, reinterpretato in chiave elettronica, richiama l'atmosfera onirica della hit originale degli anni '90, fondendosi perfettamente con il tono malinconico di Garou.
Un omaggio inaspettato che arricchisce ulteriormente il valore artistico del gioco.

L'eredità di Garou: Mark of the Wolves
Nonostante la sua qualità eccelsa, Garou uscì in un periodo difficile per SNK, segnato dalla bancarotta imminente.
Il gioco non ricevette subito il successo commerciale che meritava, ma nel tempo è stato riconosciuto come uno dei migliori picchiaduro 2D mai realizzati; non è una casualità che dopo ben 26 anni, Fatal Fury ritorni con City of the Wolves, il nuovo capitolo di una saga che non vuole arrendersi.
Fatal Fury: Iniziare a collezionare
Per chi desidera avvicinarsi alla saga alcuni titoli meritano un posto speciale sugli scaffali:
- Fatal Fury (Super Famicom, 1992): il primo storico capitolo che ha dato inizio alla leggenda di South Town.
- Fatal Fury 2 (Super Famicom, 1993): l'evoluzione naturale del primo gioco, con nuovi personaggi e meccaniche migliorate.
- Fatal Fury Special (Super Famicom, 1994): una versione perfezionata di Fatal Fury 2, amata ancora oggi per il suo bilanciamento.

- Fatal Fury: Dominated Mind (PlayStation, 1999): adattamento di Real Bout Special con una nuova trama, personaggi esclusivi e cutscene animate.

- Garou: Mark of the Wolves (Dreamcast, 2001): la perla assoluta, considerata da molti il miglior picchiaduro 2D della storia.
Ovviamente potreste optare per le versioni Neo Geo, ma non mi prendo nessuna responsabilità!
Dunque, per questa settimana è tutto, ci vediamo dentro al DOJO!
Cathoderay